11 Settembre: Un’Indagine Sulle Lacune di Sicurezza e i Possibili Errori
Il rapporto della commissione d’indagine parlamentare sugli attentati dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle, pubblicato nel dicembre 2002, dipinge un quadro di inefficienza organizzativa e superficialità nella gestione delle informazioni da parte dei servizi di intelligence americani. La conclusione principale, che non si trattò di premeditazione ma di una serie di errori operativi, ha scosso la comunità internazionale e sollevato interrogativi sulla capacità degli Stati Uniti di prevenire l’attacco.
Le Inefficienze dell'Intelligence
La commissione Kean individuò diverse lacune significative. Tra queste, il mancato allarme generico sui potenziali attentati, nonostante la consapevolezza da parte di alcuni reparti dell’intelligence di una pianificazione terroristica in corso a Kuala Lumpur e Bangkok. I rapporti degli intelligence malesi e thailandesi, che descrivevano un incontro tra lo stato maggiore di al-Qaida e la discussione su «qualche cosa di enorme», non furono adeguatamente valutati e diffusi.
Segnali Ignorati
Numerosi segnali d’allarme vennero ignorati. La richiesta di mettere sotto controllo Zacarias Moussaoui, un individuo che aveva espresso ideologie radicali e aveva cercato lezioni di volo, fu respinta. Anche la segnalazione dell’Autorità sulle Operazioni di Borsa, che rilevò movimenti finanziari anomali da miliardi di dollari in preparazione all'attacco, finì seppellita sotto altre comunicazioni. La situazione era ulteriormente complicata dalla presenza di individui con visti statunitensi che trafficavano per le città orientali, accendendo il «grande fuoco», e dalla loro capacità di operare senza essere identificati.
Complicità e Omissioni
L'indagine rivelò anche la consapevolezza di alcuni funzionari sauditi della pianificazione dell’attacco. Un’inchiesta successiva, condotta nel 2016, accertò che funzionari dell’ambasciata saudita finanziarono il soggiorno di due terroristi con fondi dell’ambasciata, fornendo loro un biglietto aereo per Phoenix, Arizona, per una «simulazione» dell'attentato. Questa scoperta solleva interrogativi sulla potenziale complicità di elementi all’interno del governo saudita.