La Procura Generale ha disposto l’invio alle autorità competenti delle carte processuali relative all’inchiesta sul caso Almasri, il presunto torturatore libico. La decisione riprende le indagini avviate nel 2021, in seguito alla scarcerazione di Khaled al-Mashroo (Almasri) da parte della Corte d’Appello e al suo successivo rientro in Libia a bordo di un aereo di Stato, episodio che aveva scatenato una serie di polemiche e procedimenti penali.
Il Contesto del Caso
L'arresto di Almasri, avvenuto all’epoca in Germania, era stato poi annullato dalla Corte d’Appello, che aveva ritenuto che la Procura Generale non avesse agito tempestivamente nel valutare le prove. La mancata risposta ad una richiesta simile aveva determinato la scarcerazione del presunto torturatore, con conseguente rientro in Libia sotto protezione dello Stato italiano. Questo episodio ha portato a denunce per omissione d’atti d’ufficio contro il Ministro della Giustizia Nicola Grana e la Premier Giorgia Meloni, oltre che contro il Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e il Sottosegretario Alfredo Mantovano.
Il tribunale dei ministri aveva richiesto l’autorizzazione a procedere nei confronti di tutti i membri del governo, ad eccezione della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Tuttavia, la Camera dei Deputati ha negato l'autorizzazione all'arresto del Guardasigilli, bloccando il processo e archiviando il fascicolo. La decisione è stata motivata con la necessità di tutelare motivi di sicurezza nazionale.
La riapertura delle indagini rappresenta un momento significativo nel caso Almasri, sollevando interrogativi sulla gestione del procedimento da parte delle autorità italiane e sulle implicazioni per le relazioni tra Italia e Libia. La decisione della Procura Generale potrebbe portare a nuove accuse nei confronti di figure istituzionali.