Andrea Bargnani, a 31 anni, ha intrapreso una nuova avventura cestistica con la Baskonia, ma il suo cuore resta legato ai trascorsi nella National Basketball Association (NBA). In un'intervista, l’ex pivot italiano ha ripercorso le tappe più significative della sua carriera, dipingendo un quadro vivido di un periodo ricco di emozioni e sfide.
«La sera in cui segnai 41 punti al Madison Square Garden di New York – spiega Bargnani – mio record di carriera, perdemmo. Ero lo stesso felicissimo, ma non festeggiai molto. Il campo peggiore sul quale giocare? Quello dei Golden State Warriors: ci asfaltavano sempre.» L’ex stella canadese ha raccontato di aver affrontato avversari di altissimo livello, tra cui Dirk Nowitzki e Kevin Garnett, ammirando individualmente la difesa di Garnett e i tiri da tre punti di Nowitzki. Il suo idolo, però, era senza dubbio Shaquille O’Neal.
«Shaq… era il mio idolo assoluto – continua Bargnani – e Kobe Bryant, il Michael Jordan della mia generazione, che mi parlava in italiano. Ricordo ancora quando mi diceva qualcosa di incoraggiante durante gli allenamenti, con un accento incredibile.» La sua esperienza ha attraversato diverse squadre: Toronto, New York e Brooklyn, spesso segnata da infortuni che hanno limitato il suo potenziale.
Nonostante i successi individuali, come il record di punti segnati al Madison Square Garden, Bargnani ha confessato di aver provato frustrazione per la mancanza di riconoscimenti a livello collettivo, arrivando a un passo dall'All-Star Game. La decisione di ritirarsi dalla NBA è stata dettata da una combinazione di fattori: infortuni ricorrenti, motivi personali e, come ammette l’ex giocatore, «la sua natura».