L'Ocse ha pubblicato oggi un rapporto che evidenzia un record storico per la disoccupazione italiana, attestata al 5% a maggio 2026, superando la media dell'organizzazione (4,9%). Questo dato contrasta drasticamente con la situazione dei salari reali, che continuano a rimanere significativamente inferiori rispetto al 2021, evidenziando un’emergenza per l'economia italiana.
Nonostante il tasso di occupazione sia salito al 62,8% nel primo trimestre dell'anno, con un picco storico, la situazione dei salari reali è preoccupante. I livelli sono ancora inferiori del 6,1% rispetto all'inizio del 2021, un divario ampliato ulteriormente dal recente aumento dei prezzi energetici che l’Ocse prevede causerà una flessione dello 0,9% nei salari reali nel 2026. Questa situazione è aggravata da fattori strutturali come l'invecchiamento della popolazione, la transizione digitale e le sfide legate alla decarbonizzazione, tutti elementi che contribuiscono a rallentare la crescita salariale.
Il rapporto dell’Ocse sottolinea anche un marcato divario territoriale nel mercato del lavoro italiano. La disoccupazione nelle regioni con i tassi di occupazione più bassi è quattro volte superiore rispetto alle regioni più dinamiche, evidenziando una persistente disparità tra Nord e Sud del Paese. Questo divario, pur ridottosi negli ultimi anni, rimane un ostacolo allo sviluppo economico e alla coesione sociale.
La difficoltà delle imprese a trovare manodopera qualificata è tornata ai livelli pre-pandemia, aggravata da carenze strutturali. L'Ocse prevede una crescita rallentata dell’occupazione negli ultimi mesi, in linea con le tendenze mediterranee, e mette in guardia contro i limiti dei contratti collettivi in programma per il 2027 e il rallentamento del mercato del lavoro. La mobilità interregionale, pur potendo rafforzare le disparità, rappresenta un fattore da considerare attentamente.