Pristina – Un'ondata di indignazione e proteste ha investito il Kosovo a seguito dell'efferato omicidio di Arlinda Zekaj, avvenuto il 25 ottobre scorso. La giovane donna è stata uccisa a colpi d’ascia dal suo cognato, mentre il marito era in detenzione per minacce nei suoi confronti. L'episodio ha riportato alla luce una cronaca di violenza domestica e le fallimenti delle istituzioni nel proteggere le vittime.
Denunce Ripetute e Proteste in Piazza
Arlinda Zekaj aveva ripetutamente denunciato episodi di violenza domestica alle autorità, chiedendo protezione. Il suo omicidio ha scatenato proteste a Pristina, con centinaia di manifestanti che si sono riuniti in piazza Zahir Pajaziti e hanno marciato verso istituzioni chiave come il Ministero della Giustizia, la Procura, il Consiglio giudiziario, la Polizia e il Governo. I manifestanti chiedono un’inchiesta sulle responsabilità delle istituzioni e le dimissioni di Donika Gërvalla (Ministro della Giustizia) e Xhelal Sveçla (Ministro dell'Interno).
La famiglia della vittima, inclusi i suoi fratelli e sorelle, ha guidato il corteo. Il primo ministro Albin Kurti ha annunciato un’indagine per accertare come siano stati ignorati gli appelli di Zekaj. La vicenda evidenzia una grave lacuna nella protezione delle vittime di violenza domestica nel Kosovo e solleva interrogativi sulla capacità del sistema giudiziario di intervenire tempestivamente.
Una nuova manifestazione è prevista per oggi alle 16:00, mentre le autorità continuano a indagare sull'accaduto. La vicenda ha riacceso il dibattito sulla necessità di rafforzare le leggi e i meccanismi di protezione delle vittime di violenza domestica nel Kosovo.