Ennio Cervi, scomparso all’età di 90 anni il 16 ottobre, è stato molto più di un semplice architetto. La sua vita e la sua carriera sono state profondamente intrecciate con il tessuto culturale e politico di Trieste nel secondo Novecento. Il suo percorso, iniziato come studente liceale coinvolto nei moti del 1953, ha poi visto una straordinaria evoluzione professionale, caratterizzata da un'attenzione particolare alla risistemazione dell’area della foiba di Basovizza e dal restauro del giardino di piazza Libertà, con il monumentale allestimento che celebra l’Esodo.
Un Impegno Poliedrico
Cervi non fu solo un architetto; fu un testimone e un protagonista della vita cittadina. Ricordi, come quelli di ‘le pagine dei miei libri di liceo’, pieni di schizzi a penna e matita legati agli argomenti di studio, alla vita in classe e alle partite di pallacanes, rivelano un uomo appassionato e attento ai dettagli, capace di coniugare impegno civile e creatività artistica. Questa combinazione unica lo rese una figura centrale nel panorama culturale triestino dell'epoca.
Il suo lavoro a Basovizza, in particolare, rappresenta un esempio significativo di come l’architettura possa dialogare con il territorio e la memoria storica. Il progetto del giardino di piazza Libertà, con il monumento all’Esodo, ha contribuito a definire l'identità della città, offrendo uno spazio pubblico che celebrava la storia dell'immigrazione e l'integrazione.
Ennio Cervi, dunque, è stato un personaggio chiave nella riscoperta e nella valorizzazione del patrimonio culturale di Trieste. La sua eredità continua a vivere attraverso i suoi progetti e il suo esempio, ricordandoci l’importanza dell’impegno civile, della creatività e del dialogo tra arte e società.