La Corte di Cassazione ha pronunciato una sentenza definitiva, confermando la validità del decreto governativo che aveva ordinato lo stop all’area a caldo dell’ex Ilva a Taranto. La decisione, ribadita dai giudici supremi, respinge tutti i ricorsi presentati da Acciaieria d’Italia e dall’Ilva in amministrazione straordinaria contro il provvedimento. Il decreto di Milano, che impone la sospensione degli impianti dell'area a caldo entro 90 giorni, rimane quindi valido.
Le Motivazioni della Cassazione
La sentenza evidenzia come l’accertamento dei rischi “gravi e rilevanti” da parte dei giudici di merito sia basato su solide risultanze istruttorie e sul principio di precauzione, senza violare il principio di proporzionalità. La decisione è ulteriormente supportata dall'evoluzione della direttiva UE 2024/2881, che impone standard ambientali più stringenti in termini di particolato (PM10 e PM2,5), sia per la qualità che per la quantità.
Fino alla pronuncia definitiva, gli impianti dell’area a caldo sono rimasti in pre-riscaldo, una condizione consentita dal decreto governativo fino al 15 dicembre. La sentenza della Cassazione rappresenta un punto di svolta cruciale nel lungo contenzioso legato alla gestione dello stabilimento di Taranto e alle sue implicazioni ambientali.
La decisione sottolinea l'importanza del rispetto delle normative europee in materia di qualità dell’aria, evidenziando la necessità di misure concrete per ridurre l'inquinamento atmosferico nella regione. Il futuro dello stabilimento e delle aree circostanti dipenderà ora dall'implementazione efficace delle nuove direttive.