Garlasco: Sempio si cambia, archiviazione Venditti e nuove perizie
L'inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco continua ad evolversi con sviluppi significativi. Il 17 settembre 2026, Andrea Sempio, il principale sospettato, ha improvvisamente optato per un taglio di testa, un gesto che ha immediatamente attirato l'attenzione dei media e della stampa. La decisione, comunicata attraverso la consueta formula ‘Non rilascio dichiarazioni’, è stata interpretata come un tentativo di limitare le informazioni a disposizione delle indagini, ma ha anche accentuato il mistero che avvolge il caso.
Archiviazione della posizione di Venditti
Nello stesso giorno, il Tribunale di Brescia ha accolto la richiesta della Procura e disposto l’archiviazione della posizione dell'ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti. Venditti era indagato per una presunta corruzione legata alla prima archiviazione dell’inchiesta su Sempio, avvenuta nel 2017. Nonostante ciò, l’ipotesi penale nei confronti di Venditti resta aperta e gli atti sono stati trasferiti a Pavia per ulteriori accertamenti. L'archiviazione non incide sull'indagine principale per l'omicidio di Poggi.
Le consulenze investigative
La Procura di Pavia ha disposto nuove consulenze tecniche per approfondire alcuni aspetti cruciali del caso. Tre esperti sono stati incaricati: Cristina Cattaneo, medico legale, per valutare la compatibilità del piede di Sempio con un'impronta rilevata nella villetta di via Pascoli; Carlo Previderè, genetista, per analizzare il materiale biologico isolato sotto le unghie della vittima; e Roberto Catanesi, psichiatra forense, per formulare un profilo psicologico di Sempio. L’ultimo incarico è contestato dalla difesa di Sempio, che ritiene necessario un colloquio con il consulente della Procura solo in contraddittorio giudiziario.
Il ruolo del DNA e le perizie
La perizia della genetista Denise Albani ha evidenziato una compatibilità moderatamente forte tra il DNA di Sempio e quello trovato sulla vittima, ma senza consentire un'identificazione univoca. Questa distinzione è fondamentale: la linea paterna restringe il campo dei possibili soggetti, ma non costituisce una prova definitiva. Il nuovo incarico a Previderè si concentrerà sull’approfondimento di queste incertezze. La vicenda rimane intrecciata con la sentenza che ha condannato Alberto Stasi a 16 anni di carcere, e le indagini proseguono con rigore e prudenza.