L'analisi delle prove ha portato la Cassazione a ribadire l'importanza delle impronte rinvenute sul dispenser del sapone liquido ritrovato nella casa di Yara Berger, dove si è consumato il crimine. Secondo la sentenza, le sole impronte anali presenti sul dispenser appartengono ad Alberto Stasi e indicano che egli fu l'ultimo soggetto a maneggiarlo dopo aver lavato le mani e pulito il lavandino.
Le prove contro Stasi: un quadro complesso
Tuttavia, la posizione dei pm di Pavia si discosta nettamente. Sulla base della presenza di quattro lunghi capelli scuri nella vasca del lavandino e dell'assenza di tracce di emoglobina nello scarico, i pubblici ministeri sostengono che Stasi non abbia mai effettivamente utilizzato il lavandino per pulirsi dopo l'omicidio. L’analisi dei Ris ha inoltre rilevato la presenza di sapone secco e altre impronte sul dispenser, oltre a quelle di Stasi, considerando che lui frequentava abitualmente la casa anche la sera precedente alla scomparsa di Yara.
La decisione della Cassazione apre la strada a una possibile revisione del processo contro Alberto Stasi. L'attenzione si concentra ora sulla contraddittorietà delle prove presentate e sulla possibilità che il quadro investigativo, finora orientato contro l’imputato, necessiti di un’ulteriore valutazione alla luce dei nuovi elementi emersi.
La Corte ha sottolineato come la posizione delle impronte sul dispenser, unitamente all'assenza di altre prove biologiche che lo colleghino direttamente al delitto, contribuisca a creare un quadro più complesso e incerto rispetto a quello inizialmente formulato dalla procura.