La scelta di Eni per l'esplorazione in Africa, orchestrata su richiesta del Ministro dell’Economia al Bilancio Giancarlo Descalzi, si sta rivelando un’operazione chiave per il governo Meloni. Il Palazzo Chigi valuta i primi successi politici, non solo grazie alla capacità di smorzare le divergenze all'interno della maggioranza, ma anche perché la decisione di Eni potrebbe rappresentare una soluzione al nodo delle tensioni con la Lega e Forza Italia.
La Strategia di Calma: Prestiti, Riduzioni dei Prezzi e Richiesta Europea
Il governo ha infatti sollecitato Eni a anticipare parte delle tasse sui dividendi, un gesto che, unitamente alla decisione della compagnia di calmierare spontaneamente i prezzi per un mese (poi potenzialmente fino a fine anno), mira a disinnescare la richiesta di una tassa sugli extraprofitti. L'iniziativa è stata promossa anche da Giorgetti e altri ministri di paesi europei come Germania, Spagna, Austria, Portogallo e Polonia, che hanno chiesto alla Ue di intervenire a livello europeo per evitare discriminazioni tra le compagnie.
Tuttavia, la posizione della Commissione Europea rimane ferma: «Si tratta di una decisione che spetta agli Stati». La palla passa quindi ai ministri italiani, che si trovano ad affrontare un delicato equilibrio tra le pressioni interne e la necessità di ottenere il sostegno delle istituzioni europee. Il successo di questa strategia dipenderà dalla capacità del governo di convincere Bruxelles a modificare il suo approccio.
La mossa strategica dell'Eni, quindi, non è solo una questione economica, ma anche politica: un tentativo di dimostrare la capacità del governo di ottenere risultati concreti e di gestire le relazioni con i partner europei, in un contesto internazionale caratterizzato da incertezze e tensioni geopolitiche.