Il Cuore della Rivolta: Genova
Genova è tornata a essere il punto di partenza di una protesta che minaccia di destabilizzare l'intero settore siderurgico italiano. La rivolta, nata nel cuore del quadrilatero storico tra Piazza Corvetto e il Palazzo Ducale, ha visto un migliaio di operai dell’ex Ilva (oggi Acciaierie d’Italia) accamparsi in piazza davanti alla Prefettura, determinati a bloccare la fine della produzione di bramme e coils.
Le Ragioni del Blocco
La protesta è scaturita dal diktat governativo che imponeva la chiusura delle acciaierie, dopo il verdetto della Corte d’Appello di Milano che aveva confermato la chiusura degli altiforni di Taranto. La decisione avrebbe significato la fine dell'approvvigionamento per gli stabilimenti genovesi e, più in generale, la sospensione dell'intera siderurgia italiana. Gli operai, guidati dalla Fiom CGIL, non si sono lasciati ingannare, ritenendo che chiudere un’attività con ordini in corso fosse una “bestemmia”.
Un’Occupazione Totale
L'occupazione ha coinvolto l'intera città, con la sindaca Silvia Salis e il presidente regionale Marco Bucci che si sono schierati a sostegno degli operai. Il vescovo Marco Tasca ha persino benedito i manifestanti, creando un clima di solidarietà senza precedenti. La situazione è degenerata quando gli operai hanno invaso anche il primo piano della Prefettura, mantenendo la propria posizione fino alla firma di un accordo che garantisse la continuazione della produzione e l’afflusso di materie prime.
L'Accordo Salvifico
La svolta è arrivata grazie all'intervento di un imprenditore di Piombino (Treesteel) disposto a fornire decine di tonnellate annuali di bramme e coils. La firma dell’accordo, con i commissari e il governo, ha permesso agli operai di tornare al lavoro, mettendo fine alla protesta. Un esempio di come la determinazione dei lavoratori possa fare la differenza in momenti critici.