Nata: Il Terremoto nelle Opere, Ricordi di ‘Turbolenza’
A Lo Studiolo di Udine, fino al 23 ottobre, una ventina di tele dipinte nel 1985 dall'artista Codroipano Nata offrono uno sguardo intenso sulla tragedia del terremoto del '76. La mostra, intitolata Relicta («Cose abbandonate»), è un’esplorazione visiva di un periodo definito da ‘turbolenza emotiva’ dall'artista stesso, e profondamente influenzato dalle parole del critico Giovanni Testori.
Le opere, create in un autunno del 1985 dopo il trasferimento a Milano, sono radicate nel ricordo dei cinque anni trascorsi dall'artista tra Gemona e Artegna, testimoni di una devastazione che lo ha segnato profondamente. Nata racconta come Roberto Vitali della rivista Juliet lo abbia indirizzato a Milano, dove la Galleria Cannaviello, grazie all’intervento di Testori, gli ha offerto un'opportunità cruciale. Il dipinto più significativo, Relicta, è nato da una notte insonne ispirata dal critico, che lo definì ‘tormentoso’.
«Dove ci troviamo? Nelle cantine di qualche maniero o di qualche orrida prigione che i secoli hanno smangiato?» – le parole di Testori, citate nell'occasione della mostra del 1985 a Milano, evocano la realtà delle case crollate dall’avidità del sisma. Nata dipinge inconsciamente le forme e i ricordi di quella esperienza traumatica, influenzato anche dalla suggestione dell'affresco del Lignum Vitae dell'abbazia di Sesto al Reghena, che lo collegava ai pali di suo padre per le viti.
La mostra Relicta non è solo un’esposizione artistica; è un viaggio nel tempo, una testimonianza silenziosa del dolore e della resilienza. È l'eco di un evento che ha segnato profondamente la vita di Nata e, attraverso le sue opere, ci invita a riflettere sulla fragilità dell'esistenza e il potere della memoria.