La presidente della Corte penale internazionale (CPI), Sylvia Pillay, ha espresso preoccupazione per le crescenti pressioni esercitate da Washington e Mosca sul tribunale, definendo le sanzioni imposte a giudici come ‘estremamente ingiuste’ e ‘illegali’. In un'intervista rilasciata al Corriere, Pillay, che fu uno dei primi giudici della CPI durante la sua fondazione, ha sottolineato l'importanza del tribunale nel garantire l'accesso alla giustizia alle vittime di crimini internazionali in tutto il mondo.
Il Ruolo Cruciale delle Vittime
«Sono giudice in quel tribunale da cinque anni e mezzo, proprio ai suoi esordi», ha dichiarato Pillay. «La Corte penale internazionale si occupa di garantire l'accesso alla giustizia alle vittime in tutto il mondo. Sono le persone le più importanti». La CPI, nata dall’iniziativa della società civile e degli accademici, non è vista dalla Pillay come un’organizzazione politica ma come uno strumento per intervenire quando gli Stati non agiscono per perseguire crimini commessi sul proprio territorio. «Il suo mandato è molto chiaro: se uno Stato non indaga e non persegue i presunti crimini commessi nel proprio territorio, la Corte interverrà», ha spiegato.
L'intervista evidenzia un punto cruciale: il finanziamento della CPI, sostenuto da una risorsa derivante dall’iniziativa della società civile. Questo modello di finanziamento, sottolinea Pillay, è fondamentale per garantire l’indipendenza e l’imparzialità del tribunale. «Non permetteranno mai che questa organizzazione fallisca. Non scomparirà solo perché qualcuno ha paura di essere incriminato in base alla legge», ha concluso.