Ritorno in Italia: il Talento Giovani Esporta, ma Chiede Salari Più Alti
Un’ondata di talenti italiani all'estero potrebbe presto invertire la tendenza. Un’indagine del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel), promossa dal Rapporto ”Giovani Expat. Come farli tornare” realizzato da Ref Ricerche con Questlab, rivela che l’83% dei giovani laureati che hanno lavorato all'estero sarebbe disposto a tornare in Italia se le retribuzioni fossero più competitive.
I Dati Chiave dell’Indagine
- Ritorno Voluto: L'83% dei giovani all'estero vorrebbe tornare in Italia.
- Merito e Retribuzione: Il 79% chiede una maggiore valorizzazione del proprio merito professionale.
- Livello di Istruzione: Il 93% dei rispondenti possiede almeno una laurea, con un’alta percentuale (45%) in possesso di una laurea magistrale.
- Luoghi di Residenza: L'87% vive in paesi europei (60% nell'Unione Europea, 27% in Europa extra-UE), mentre il 8,5% risiede in Nord America.
Il presidente del Cnel, Renato Brunetta, sottolinea l’importanza di questo capitale umano: “Sedici miliardi l’anno di capitale umano formato in Italia e messo a frutto altrove sono un’emorragia che nessuna economia della conoscenza può permettersi. Eppure, quasi due terzi di chi ha risposto dichiara che tra cinque anni sarà dove ci saranno le opportunità migliori: quindi anche in Italia, se sapremo crearle”.
Le Priorità dei Giovani
Secondo l’indagine, la retribuzione è la condizione più importante per il ritorno (83%), seguita dalle opportunità di lavoro adeguate al proprio profilo (88%) e dal riconoscimento del merito professionale (79%). Altre priorità includono incentivi al rientro (75%), conciliazione vita-lavoro (72%) e, in misura minore, alloggi accessibili (63%) e servizi pubblici efficienti (62%).
Le Ragioni della Fuga
Le basse retribuzioni sono il principale motivo per cui i giovani italiani scelgono di lavorare all'estero, seguiti dalla cultura del lavoro percepita come arretrata e dalla scarsa valorizzazione delle competenze. Un ulteriore fattore è la lentezza della burocrazia (49%) e il peso del clientelismo e delle raccomandazioni (48%), soprattutto nel Mezzogiorno.