La Calda Estate dello Yen
L’estate 2023 si è rivelata un periodo di notevoli turbolenze per il mercato finanziario globale, in particolare a causa della svalutazione del yen giapponese. Questa tendenza, già in atto da tempo come evidenziato in un articolo pubblicato due anni fa, ha portato alla necessità di un intervento urgente da parte dell'amministrazione Biden, in collaborazione con il governo giapponese, alla fine di luglio.
L’intervento, motivato dalla volontà di stabilizzare la valuta, è stato innescato dal fatto che lo yen aveva raggiunto il suo livello più basso dal 1986. Questo scenario, in un contesto di guerre commerciali e militari, ha destato preoccupazione a Washington e Tokyo. Il precedente intervento statunitense risaliva al 1998, durante la crisi finanziaria asiatica, mentre quello del 2011 seguì il disastro di Fukushima.
Le Conseguenze della Svalutazione
La svalutazione dello yen, tradizionalmente favorevole all'economia giapponese orientata alle esportazioni e al turismo, si è trasformata in un problema per Tokyo. L’eccessiva debolezza della valuta ha portato a un aumento dei costi di importazione, tra cui l'energia e le materie prime, con conseguenze dirette sul costo della vita.
La situazione ha contribuito al cambio di due primi ministri in Giappone (Fumio Kishida e Shigeru Ishiba) e ha spinto la nuova premier Sanae Takaichi a promuovere tagli alle tasse e rinvii delle preoccupazioni finanziarie. Tuttavia, la svalutazione dello yen rappresenta un ostacolo significativo al raggiungimento di questi obiettivi.
Il Ruolo del Carry Trade e l'Indebitamento
La causa principale della svalutazione è il persistente deflusso di capitali alimentato dal “carry trade”, una pratica speculativa che consiste nel prendere in prestito denaro a tassi bassi nei paesi come il Giappone e investirlo in valute con rendimenti più elevati. Il Giappone, con i suoi tassi d'interesse storicamente bassi, è diventato un punto di attrazione per questa operazione.
Il governo giapponese si trova ad affrontare un debito pubblico superiore al 200% del PIL, accumulato da decenni a causa della bolla finanziaria degli anni '90. Un aumento dei tassi d'interesse per contrastare la svalutazione dello yen aggraverebbe ulteriormente questa situazione, rendendo più costosi i pagamenti degli interessi.
Secondo Gillian Tett sul Financial Times, la dipendenza da titoli di stato detenuti principalmente dai cittadini giapponesi ha storicamente contribuito a stabilizzare il sistema. Tuttavia, le attuali condizioni economiche mettono in discussione questa tradizione di “sacrificio condiviso”.