La Cina teme una crescente resistenza europea alle sue multinazionali, interpretando la strategia di contenimento statunitense come un segnale di allarme. Secondo analisi provenienti da Sinocism, Pechino percepisce una potenziale minaccia alla sua economia globale derivante dall'adozione di misure protezionistiche da parte dell'Unione Europea.
Economisti cinesi come Huang Yiping e Zhang Bin evidenziano la preoccupazione per l'impatto del modello sociale europeo, basato su costi elevati, sulla sostenibilità delle esportazioni cinesi. L'espansione della domanda interna cinese è vista come un tentativo di mitigare queste tensioni e ridurre il rischio di una contrapposizione economica.
L'establishment cinese sottolinea la necessità per la Cina di diversificare la sua economia, abbandonando l’eccessiva dipendenza dalle esportazioni. Ciò include una potenziale rivalutazione del renminbi e un cambiamento nella narrazione internazionale, presentandosi come un'opportunità per gli altri paesi.
La situazione è ulteriormente complicata da sfide interne all'Europa, come l’energia costosa e l’invecchiamento della popolazione. Nonostante le divergenze di opinione tra i think tank europei, la Cina riconosce la necessità di un approccio pragmatico e flessibile per affrontare le crescenti tensioni commerciali.