La finale del Premio Strega, trasmessa su Rai 3 alle undici di sera, è stata criticata per perpetuare un'immagine distorta degli scrittori come figure notturne e dedite esclusivamente al divertimento o a eccessi. L’evento, che ha visto una diretta scomoda per chi lavora al mattino, rischiava di consolidare l'idea che il lavoro dello scrittore sia caratterizzato da orari irregolari e da una vita sociale intensa, lontano dalla routine produttiva.
Il giornalista Guglielmo Gurrado, nel suo intervento, ha sottolineato come la trasmissione abbia contribuito a rafforzare un mito secondo cui gli scrittori trascorrono le loro giornate in bar o a digerire nottate di scrittura, accumulando materiale per i loro libri. Questa rappresentazione, secondo Gurrado, è profondamente inaccurata e non riflette la realtà del lavoro di un autore, che spesso richiede ore di studio, ricerca, revisione e una disciplina rigorosa.
Il commento si collega a riflessioni più ampie sulla percezione pubblica della scrittura. L'immagine dello scrittore come figura eccentrica e dedita all'arte, ma anche al divertimento e agli eccessi, è un tema ricorrente nella letteratura e nel cinema. Esempi come il monologo di Axel Martini in “Altezza reale” di Thomas Mann, che descrive la routine noiosa necessaria per scrivere, o la storia del romanzo di sformazione dello scrittore milanese premiato al Premio Strega giovani, evidenziano la difficoltà di conciliare la vita artistica con una produttiva attività lavorativa.
La critica alla trasmissione Rai 3 si basa sull'idea che la televisione, nel trasmettere un evento culturale come il Premio Strega, abbia involontariamente contribuito a perpetuare stereotipi dannosi. Un’immagine distorta del lavoro dello scrittore può influenzare negativamente l'opinione pubblica sulla professione e scoraggiare i giovani dal intraprendere questo percorso. La proposta di trasmettere la serata finale alle cinque o sei del pomeriggio, come suggerito da Gurrado, sarebbe una soluzione per evitare questa problematica.