Protesta a Castel Volturno contro il Nuovo Centro di Permanenza per il Rimpatrio
Castel Volturno, Campania – Una manifestazione di ventimila persone si è svolta ieri a Castel Volturno, in Campania, per protestare contro la costruzione di un centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) finanziato con 43,3 milioni di euro. L'iniziativa, lanciata dalla rete campana contro la detenzione amministrativa e sostenuta da associazioni del terzo settore e rappresentanti istituzionali regionali, ha visto i manifestanti marciare per cinque chilometri lungo la Via Domiziana, un’area segnata da problemi sociali ed economici.
Il Contesto Locale e le Critiche
La protesta si è svolta in un territorio caratterizzato dalla presenza della criminalità organizzata, dello sfruttamento del lavoro, della disoccupazione e dalla mancanza di servizi essenziali. Il progetto del Cpr, che dovrebbe ospitare 120 persone nell’area naturalistica della Piana su una superficie di 63 ettari, è stato accolto con forti critiche da diverse parti.
Il Risultato dell'Appalto e le Preoccupazioni
Nonostante la gara per la costruzione del Cpr si sia conclusa con un ribasso del 25% rispetto all’importo iniziale di 43,3 milioni di euro (l’appalto è stato assegnato per 31,4 milioni), le preoccupazioni rimangono. Il progetto richiama il modello del panopticon, con l'obiettivo di garantire la sorveglianza continua dei detenuti. Come sottolinea Fabrizio Coresi di ActionAid, «quello che inquieta non è solo l’architettura, che cerca il controllo costante, ma anche l’area scelta». L’ubicazione in un’area naturale protetta e con una forte presenza immigrata solleva interrogativi sull'effettiva utilità del centro e sul suo impatto ambientale.
Costi, Impatto e Dati
ActionAid e l’università di Bari hanno analizzato i costi e l’impatto dei centri di detenzione italiani. Il rapporto «Espulsioni del progetto intitolato Trattenuti» evidenzia un record di persone trattenute (6.835) ma anche un calo della percentuale di rimpatriati (dal 50 al 25%). I costi complessivi per la gestione dei centri negli ultimi otto anni ammontano a 217 milioni di euro, senza considerare i costi accessori.
La Reazione del Governo e le Prospettive Future
Il decreto del 2023 che ha ricondotto queste strutture nell’ambito delle opere di difesa e sicurezza nazionale ha aperto la strada a procedure in deroga alle norme ordinarie. I critici temono che questo modello possa portare alla creazione di una rete di centri di detenzione amministrativa, con conseguenze negative per i diritti umani e per le comunità locali.