La Russia sta assistendo a un sorprendente ritorno al contante e a una crescente sfiducia nel sistema bancario digitale, fenomeni che sollevano preoccupazioni sulla direzione presa dal paese dopo due decenni di governo Vladimir Putin. Secondo dati della Banca Centrale Russa, l'immissione in circolazione di 1,56 trilioni di rubli (circa 18 miliardi di euro) dall'inizio dell'anno rappresenta il più grande aumento mai registrato al di fuori del periodo pandemico, alimentato da interruzioni del servizio Internet e dalla paura di blocchi dei conti online.
Questa inversione di tendenza è in gran parte attribuita alla sfiducia nel sistema bancario russo, esacerbata dalle crescenti tasse e dalla pressione finanziaria esercitata sul settore. Le aziende, in particolare, stanno adottando il contante per evitare le imposte e ridurre l'esposizione a controlli finanziari più stringenti. Il fenomeno è visto da alcuni analisti come un segnale di allarme, suggerendo che la Russia sta tornando alle dinamiche economiche dei primi anni Novanta, caratterizzate da un’economia sommersa.
La decisione del Cremlino di digitalizzare l'economia russa durante il suo mandato è stata una pietra miliare del suo successo, ma l'attuale situazione solleva interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine di questa strategia. Il ritorno al contante potrebbe compromettere la trasparenza finanziaria e rendere più difficile per il governo monitorare le transazioni economiche. Inoltre, potrebbe incentivare attività illegali e creare un ambiente economico meno stabile.
L'evento si inserisce in un contesto internazionale complesso, segnato dall'invasione dell’Ucraina e dalle sanzioni occidentali che hanno colpito l’economia russa. La crisi geopolitica ha accentuato le tensioni economiche interne e ha contribuito a creare un clima di incertezza che spinge i cittadini e le imprese verso soluzioni più tradizionali, come il contante.