Rete di Certificazioni Mediche per Migranti: Indagine a Ravenna Svela Collegamenti Nazionali
Un'inchiesta della Squadra Mobile di Ravenna ha portato alla luce una rete nazionale di medici che rilasciavano certificati di idoneità per migranti destinati ai Centri di Prima Accoglienza (Cpr), sollevando interrogativi sulla legittimità delle procedure e sulle motivazioni dietro le stesse. L'indagine, iniziata con un'inchiesta a Ravenna, ha coinvolto oltre 60 certificati emessi da otto infettivologi indagati, ma si è rivelata solo la punta dell'iceberg di una campagna orchestrata dall’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI) e sostenuta da finanziamenti della fondazione Open Society di George Soros e dalla Società italiana di medicina delle migrazioni (SIMM).
Il Ruolo di Nicola Cocco e Elisa Vanino
Al centro dell'inchiesta c’è il dottor Nicola Cocco, infettivologo con un background multidisciplinare che include esperienze in ambito carcerario e internazionale. Attraverso una chat denominata «Giovani e romagnoli», Cocco si confrontava regolarmente con Elisa Vanino, figura attiva nel fronte anti-Cpr all'interno dell’ospedale Santa Maria delle Croci. Le conversazioni intercettate mostrano come Vanino diffondesse articoli e promuovesse incontri online, fornendo aggiornamenti a Cocco sulle non idoneità rilasciate a Ravenna, che poi venivano inviate al dottor Cocco per la mappatura. Cocco, in più occasioni, ha espresso posizioni critiche nei confronti dei Cpr, definendoli «luoghi patogeni» e sostenendo che «non sono migliorabili, non sono monitorabili, l’unica cosa da fare è chiuderli».
Altri Attori Chiave e Modelli Prestampati
Un altro personaggio chiave emerso dall'inchiesta è Salvatore Geraci, medico romano che da oltre 35 anni opera nel settore della medicina delle migrazioni. Geraci, responsabile dell’Area sanitaria della Caritas di Roma, ha ricoperto ruoli di leadership nella SIMM per decenni ed è stato coinvolto nelle discussioni sulla certificazione dell'idoneità dei migranti destinati ai Cpr. Anastasia Zoffoli, un'altra indagata, ha espresso preoccupazioni etiche riguardo alla validazione del mandato di un individuo verso i Cpr, definendoli «luoghi disumani».
Implicazioni e Prossimi Passi
L'inchiesta a Ravenna ha sollevato interrogativi sulla legittimità delle certificazioni rilasciate e sulle motivazioni che hanno spinto alcuni medici a seguirne la rete. Le indagini sono in corso e potrebbero portare alla luce ulteriori collegamenti e responsabilità. La vicenda evidenzia anche il ruolo di fondazioni benefiche come l'Open Society nel finanziare campagne mediche per migranti e solleva interrogativi sulla trasparenza delle procedure di certificazione.