Il dibattito sulla nuova legge elettorale si infiamma in Parlamento, con un forte scontro tra maggioranza e opposizioni sulla modalità di raccolta delle firme necessarie per la presentazione dei candidati. L'ex presidente della Camera, eletto con il Partito Democratico, ha espresso forti critiche nei confronti delle norme proposte, accusandole di essere ‘irragionevoli’ e destinate inevitabilmente a essere contestate dalla Corte Costituzionale. La replica del Presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha sottolineato la possibilità di un dimezzamento in caso di elezioni anticipate – interpretata dalle opposizioni come un annuncio – ha ulteriormente esacerbato le tensioni.
Le previsioni di una valanga di ricorsi alla Consulta sono ormai certe, soprattutto da parte delle formazioni minori come Rifondazione Comunista, che denuncia la violazione dell'articolo 51 della Costituzione, garantendo condizioni di parità tra i candidati. Anche il Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Azione (Azione) condividono le stesse preoccupazioni riguardo a possibili manovre volte a limitare l’accesso alle liste di sostegno per Vannacci e altre forze politiche minori. Conte ha tentato di mediare, invitando il campo largo a non escludere i suoi sostenitori.
La strategia alla base delle norme sembra essere quella di impedire a Vannacci di beneficiare di un ampio sostegno popolare, così come di consentire a Rifondazione, Psi e Civici di Onorato di presentarsi in coalizione con il centrosinistra. Calenda (Azione) ha ulteriormente aperto la partita, proponendo un ‘cantiere europeo’ per i centristi, auspicando che il loro partito sia ‘indispensabile’ per il governo.
L'atmosfera generale è di forte incertezza e di attesa per le prossime mosse. Il rischio di ulteriori conflitti legali e politici sembra elevato, con la Corte Costituzionale destinata a svolgere un ruolo centrale nella definizione del quadro elettorale.