La Corte di Taranto ha negato la sospensione dell'ordine di spegnimento degli altiforni dell'acciaieria Ilva di Taranto, confermando la decisione presa dai giudici milanesi. La sentenza evidenzia una preoccupazione centrale: il potenziale impatto negativo sulla salute dei cittadini tarantini.
I Rischi per la Salute al Centro dell'Accusa
Il tribunale ha collegato il rischio, certamente presente per l’azienda, ad un altro pericolo di danno altrettanto grave per la popolazione locale. La decisione si basa su un aumento dei casi di morte e ospedalizzazione nell'area circostante lo stabilimento, che secondo i giudici milanesi, dimostra che il rispetto dei limiti di emissione non è sufficiente a prevenire i rischi per la salute. Questa valutazione è ulteriormente supportata dall’analisi dei dati relativi al tumore maligno alla pleura, quattro volte superiore alla media nella popolazione tarantina, legato all'amianto presente nell'ambiente.
La sentenza ha anche portato alla parziale disapplicazione dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) 2025, che non prevede misure per la rimozione dell’amianto e presenta lacune nelle tutele contro le polveri PM10 e PM2.5 previste nello scenario produttivo di 6 milioni di tonnellate annue. La Corte ha quindi ribadito l'urgenza di affrontare i problemi ambientali legati all'attività dell'acciaieria, sottolineando la necessità di una maggiore protezione per la salute dei residenti.
La decisione rappresenta un colpo significativo per il processo di rilancio dell’Ilva e solleva interrogativi sulla sostenibilità futura della produzione. Le prossime fasi del procedimento giudiziario saranno cruciali per definire le misure da adottare per mitigare i rischi ambientali ed epidemiologici.