Jeremy Menez, figura enigmatica del calcio italiano, torna a raccontare la sua carriera con un’onestà disarmante e una dose di ribellione che lo hanno contraddistinto. La sua storia è costellata di momenti di gloria – come il gol al Parma con un tocco di classe – ma anche di scelte controcorrente e scontri con le figure più importanti del mondo del calcio.
Il suo rapporto con l’allenatore dell’epoca, Stefano Montella, è stato particolarmente teso: «Montella mi cacciò dal Milan», ha dichiarato Menez, evidenziando una delle criticità che hanno segnato la sua carriera. Oltre a rifiutare offerte da club prestigiosi come Juventus (sotto la guida di Antonio Conte) e Manchester United (con Sir Alex Ferguson), Menez ha sempre avuto un approccio non convenzionale al calcio, spesso in conflitto con le aspettative degli allenatori.
Ma la sua personalità eccentrica non si è limitata agli scontri con gli allenatori. Menez ricorda con un sorriso anche un episodio più insolito: «Una volta ho rubato un motorino a un fattorino delle pizze». Questa anomalia, frutto di un’indole libera e ribelle, contribuisce a delineare il profilo di un giocatore che ha sempre cercato di seguire il proprio istinto, senza badare alle regole o alle convenzioni.
Ora, a 39 anni, Menez trova la felicità con famiglia e gioca nel PSG. La sua carriera, pur non avendo raggiunto l'apice sperato, è stata un’esplosione di talento e carattere, un esempio di come la forza di volontà possa fare la differenza anche in un mondo del calcio spesso dominato dall'organizzazione e dalla strategia.