Denise Cosco ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento giudiziario che vede imputato suo padre, Carlo Cosco, e altri complici per l’omicidio della madre, Lea Garofalo. Questa scelta rappresenta un atto di coraggio e una volontà di ripartire con la vita, in linea con il percorso intrapreso dalla madre.
Il caso di Lea Garofalo: Un precedente tragico
La vicenda si inscrive in un quadro più ampio. Lea Garofalo, nel 2002, aveva aderito al programma di protezione testimoni, ma la sua collaborazione non risultò determinante. Tra il 2007 e il 2009 fu nuovamente inserita nel programma di protezione, per poi esasperata dalle pressioni familiari e dalla difficoltà di nascondersi, tornare allo scoperto e accettare un appuntamento a Milano con l’ex compagno, fissato vicino all'Arco della Pace nel 2009. Questo incontro, orchestrato come trappola, portò alla sua morte orrenda: fu sottoposta a torture, bruciata e i suoi resti sciolti in acido alla periferia di Monza, dove sono stati ritrovati e sepolti.
Il processo che vede imputato Carlo Cosco si è concluso nel 2014 con quattro condanne all'ergastolo per i responsabili della morte di Lea Garofalo: Carlo Cosco, Vito Cosco, Rosario Curcio e Massimo Sabatino. La decisione di Denise Cosco di costituirsi parte civile sottolinea la volontà di far luce su questa storia e di garantire giustizia alla memoria della madre.
La scelta di Denise Cosco non è solo un atto legale, ma anche una dichiarazione simbolica. Segue le orme della madre, Lea Garofalo, che aveva affrontato il pericolo e la minaccia per denunciare la mafia, dimostrando un coraggio che si tramanda di generazione in generazione.