Morì sul lavoro a 30 anni a Mariano: imprenditore patteggia, condannato a 19 mesi. L’ira della famiglia
La vicenda di Nicholas Nanut, operaio di Cormons trovato morto nello stabilimento di Mariano il 23 maggio 2023, si è conclusa con un patteggiamento che ha suscitato una forte reazione da parte della sua famiglia. Il gup del Tribunale di Gorizia ha condannato Claudio Arosio, imprenditore e titolare dell’azienda Aps Arosio Extrusion, a 19 mesi di reclusione, pena concordata con la Procura.
Secondo l'accusa, la morte di Nanut è dovuta a un accesso non autorizzato all'impianto di estrusione, reso possibile dall’esistenza di un selettore a chiave che disabilitava i dispositivi di sicurezza. L’inchiesta, affidata a Iozzi e Capella, ha accertato che l’accesso era stato compiuto da Nanut, impegnato nella linea di estrusione, senza il dovuto controllo delle misure di prevenzione del rischio.
La pena e le sanzioni
- 19 mesi di reclusione per Claudio Arosio
- 1.7 anni di reclusione con pena sospesa per l’imprenditore
- €16.000 di ammenda per la Aps Arosio Extrusion
- €120.000 di sanzione amministrativa per la stessa società
La Procura di Gorizia ha annunciato l’incarico a un anatomopatologo per accertare le cause precise del decesso, mentre l'avvocato Maurizio Conti, difensore di Arosio, ha sottolineato che si è trattata di una decisione «sofferta», frutto della volontà di chiudere un capitolo difficile. Carlo Serbelloni, legale della società, ha condiviso le considerazioni dell’avvocato.
La rabbia della famiglia
La famiglia Nanut ha accolto la decisione con profonda amarezza e indignazione. «È imbarazzante», ha dichiarato un nipote al termine dell'udienza, a nome dei congiunti costituiti parte civile. «Non sconterà un giorno di carcere. È questo il messaggio che vogliamo dare ai giovani che vanno a lavorare rischiando di perdere la vita? Ogni giorno si sente di uomini, donne e ragazzi che muoiono sul lavoro». La famiglia ha espresso frustrazione per l'assenza di una lettera di scuse da parte dell’imprenditore.
Gli avvocati dei familiari continueranno in sede civile con il ricorso al risarcimento del danno. Il patteggiamento, infatti, non prevede la condanna a pene detentive, ma solo sanzioni pecuniarie.