La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e otto mesi per Silvia Maran e tre anni e due mesi per Luca Zanon, ritenuti responsabili del pestaggio dell’avvocato penalista Piero Longo, senatore emerito e storico legale di Silvio Berlusconi. L'aggressione avvenne il 30 settembre 2020 nella sua abitazione a Padova.
La quinta sezione penale della Corte ha respinto i ricorsi delle difese dei due imputati, confermando le accuse di lesioni volontarie gravi, aggravate dalla minorata difesa della vittima e dalla violazione di domicilio. L'avvocato Longo, che si era costituito parte civile, aveva subito lesioni significative, necessitando di cure mediche e riportando ancora oggi conseguenze fisiche. La vicenda ha visto un iter giudiziario complesso, iniziato nel novembre 2024 con l’inchiesta del pubblico ministero Roberto D’Angelo.
Le motivazioni alla base della condanna si sono radicate nell'analisi del filmato di una telecamera stradale che ha immortalato l'aggressione in Riviera Tiso a Camposampiero. Silvia Maran, commercialista padana, è stata colpevole di aver sferrato un calcio e uno schiaffo all’avvocato Longo, mentre Luca Zanon, elettricista trentino, lo ha spinto all'interno dell'abitazione e ripetutamente colpito. La situazione si è complicata ulteriormente con l'estrazione della pistola Colt calibro 38 da parte dell'avvocato Longo, che ha sparato due colpi prima di essere sopraffatto. Gli aggressori sono fuggiti con l’arma consegnata successivamente alla questura.
Il processo si è caratterizzato per la divisione delle difese tra Maran e Zanon, che hanno abbandonato la linea iniziale di negazione della responsabilità. I giudici d'appello hanno riconosciuto il ruolo attivo di entrambi gli imputati, con Maran che aveva tentato di scaricare la responsabilità su Zanon e quest’ultimo che accusava l’ex compagna di aver orchestrato la “missione”. La presenza di una terza persona, Rosy C., è stata esclusa dall'accusa di concorso nei reati, ritenendo che il suo coinvolgimento fosse legato a problemi personali con l'avvocato Longo e non a un intento di vendetta.
La sentenza rappresenta la conclusione di un lungo iter giudiziario, iniziato nel novembre 2024 davanti al giudice padovano Vittoria Giansanti. Oltre all’impossibilità per i due condannati di esercitare le professioni pubbliche per cinque anni, è stata disposta una provvisionale esecutiva di cinquemila euro e l'obbligo di presentarsi periodicamente per un colloquio con il Tribunale di Sorveglianza, valutando la possibilità di affidamento in prova ai servizi sociali.