Riccardo Scamarcio si è sorpreso a Venezia mentre guidava una moto da trial, un’attività che ha assunto un ruolo centrale nel suo rapporto con il giovane Giacomo, quattordicenne e alle prese con le transizioni dell'adolescenza. La scelta del trial non è casuale: il film ‘La Moto’ vede proprio questa disciplina al centro della narrazione, esplorando il legame tra Dario (Scamarcio) e il nipote.
Le lezioni iniziano con un approccio pratico e intenso. Lo zio insegna a Giacomo l'importanza di mantenere l'equilibrio, sottolineando: "Non devi mai mettere i piedi a terra". Le sessioni si svolgono in ambienti diversi, dai boschi alla neve, evidenziando la dedizione di Dario nel trasmettere le sue competenze e il suo amore per la moto. Tuttavia, il rapporto con Giacomo non è solo un'attività ricreativa: Dario affronta anche il ruolo di padre di Enrico, un bambino con disabilità, dedicandogli cure e attenzione.
Il legame tra Dario e Giacomo si evolve, portando lo zio a proiettare desideri di una paternità diversa. Nel giovane Giacomo, Dario vede il figlio che avrebbe voluto avere, assumendo un ruolo paternalistico che gli permette di affrontare un'identità familiare inespressa. La relazione diventa quindi un’occasione per l'autore riflessivo di confrontarsi con le proprie scelte e i rimpianti.
La scena a Venezia, quindi, non è solo un’apparizione improvvisa di un attore appassionato al trial, ma una finestra su un rapporto intergenerazionale complesso e ricco di sfumature, dove la moto diventa metafora di un percorso alla ricerca dell'identità e del ruolo familiare.