La vicenda dello scuolabus a Fiavé, comune della provincia di Trento, ha sollevato un acceso dibattito sulla gestione dei trasporti scolastici e sulle difficoltà incontrate dai piccoli centri. Tre bambini si sono visti negare l’accesso allo scuolabus perché la distanza tra la loro frazione di residenza, Stumiaga, e la scuola primaria del paese – 40 metri – era inferiore alla soglia prevista dalla Provincia: 960 metri.
Il Caso e le Contestazioni
La situazione è stata aggravata dal traffico intenso sulla statale 421, che attraversa la frazione senza marciapiede e con velocità elevate. Le famiglie hanno contestato il provvedimento per motivi di sicurezza, evidenziando il rischio rappresentato dal transito dei mezzi pesanti. Il sindaco Beniamino Bugoloni ha riconosciuto un ‘caso burocratico’, sottolineando che l’aumento demografico del comune ha sovrastimato la capacità del pulmino esistente (capacità di 20 posti) e che il mezzo non riesce a includere i tre bambini aggiuntivi.
Il sindaco ha proposto una soluzione: attivare una doppia corsa del mezzo per il tragitto casa-scuola, con un tempo aggiuntivo minimo. Ha anche offerto la propria assistenza personale per trasportare gli studenti. L’assessore provinciale ai trasporti Mattia Gottardi ha confermato il superamento della capienza e ha assicurato che il servizio è in fase di valutazione di una soluzione definitiva, riconoscendo i disagi.
La vicenda evidenzia le sfide legate alla pianificazione dei trasporti scolastici in aree rurali, dove la densità abitativa può variare rapidamente e le infrastrutture stradali possono rappresentare un fattore di rischio significativo. La questione solleva interrogativi sulla flessibilità delle normative provinciali e sulla necessità di soluzioni personalizzate per garantire il diritto all’istruzione a tutti gli studenti.