Shrinkflation: l'inganno nel supermercato e la nuova battaglia legale
Cos’è la ‘shrinkflation’?
La ‘shrinkflation’, tradotta in italiano come “sgrammatura”, è un fenomeno insidioso che sta mettendo sotto pressione i consumatori. Non si tratta di un semplice aumento dei prezzi, ma di una riduzione del contenuto delle confezioni mantenendo invariato il prezzo. In pratica, l’azienda riduce la quantità di prodotto all'interno della confezione, spesso con modifiche minime al packaging, per mascherare l’aumento dei costi delle materie prime.
Come funziona?
- Riduzione del contenuto: Produttori e aziende utilizzano questa strategia per assorbire l'aumento dei costi senza dover affrontare un calo nelle vendite.
- Packaging invariato: Spesso il packaging rimane lo stesso, dando all’occhio del consumatore una falsa sensazione di stabilità.
- Difficoltà di rilevamento: I consumatori spesso non notano la riduzione perché non leggono attentamente le etichette o perché l'aspetto della confezione inganna.
L’impatto sui consumatori
Secondo Altroconsumo, questa pratica può far lievitare i costi al chilo fino al 200%, con aumenti occulti medi tra il 10 e il 18%. Esempi concreti includono prodotti come detersivi, biscotti, dentifricio e bagnoschiuma. Un pacco da 500 grammi venduto a 5 euro può costare 11,11 euro al chilogrammo se la confezione scende a 450 grammi.
La posizione delle associazioni
Associazioni come Codacons e Altroconsumo denunciano il fenomeno, sottolineando che rende più difficile per i consumatori controllare il proprio potere d’acquisto. Il rischio è di una riduzione del risparmio senza un aumento evidente dei prezzi.
La nuova normativa
A luglio è entrata in vigore una nuova normativa che mira a rendere trasparente questo fenomeno. L'articolo 23 della legge annuale per il mercato e la concorrenza italiana impone alle aziende di indicare chiaramente la variazione del contenuto delle confezioni. Tuttavia, l’efficacia di questa legge è stata parzialmente limitata da un intervento della Commissione Europea.