La riunione tra il leader del Movimento 5 Stelle e la segretaria del Partito Democratico si è rivelata un'ennesima puntata della complessa relazione tra i due alleati. La questione delle spese militari, apparentemente secondaria, ha in realtà messo a nudo le profonde divergenze strategiche interne al centrosinistra.
Il clima era teso, con i riformisti del PD che hanno espresso forti critiche alla risoluzione presentata da Giuseppe Conte, percepita come eccessivamente filo-Conte. La segretaria Schlein, nel tentativo di gestire la situazione e evitare un'escalation, ha evitato di affrontare direttamente l’alleato, limitandosi a una domanda retorica sull’eventuale rinuncia alle primarie per scegliere un federatore – termine che indica un sostenitore fedele – come indicato da Conte. L’ex premier, a sua volta, ha cercato di minimizzare la questione, affermando che il meccanismo si bloccherebbe se nessuno accettasse di non candidarsi, suggerendo implicitamente la propria disponibilità ad evitare le primarie.
L'interrogativo lanciato da Conte, rivolto a Schlein, sembrava più una tattica per guadagnare tempo che un vero e proprio invito alla discussione. La segretaria del PD ha immediatamente smentito l’idea di considerare federatori o garanti, sottolineando la sua posizione contraria a qualsiasi forma di compromesso che possa minare l'autonomia del partito.
L'atmosfera è ulteriormente complicata dalla possibile entrata in gioco della sindaca di Genova, Silvia Salis, sollecitata da diverse parti politiche a candidarsi. Questa eventuale aggiunta alla dinamica politica potrebbe rendere la situazione ancora più imprevedibile e contribuire ad alimentare le tensioni interne al centrosinistra.