La Repubblica Islamica dell'Iran si trova nuovamente sotto pressione a causa del ritorno delle sanzioni statunitensi sulle esportazioni di greggio. Dopo un breve allentamento, Washington ha ripristinato il blocco che aveva già imposto a marzo, limitando l’esportazione iraniana a circa 300 mila barili al giorno – una drastica riduzione rispetto ai quasi due milioni registrati prima del blocco.
La situazione è aggravata da un contesto interno già fragile. L'Iran sta affrontando attacchi missilistici e droni da parte di gruppi affiliati a Israele, oltre a un'economia in difficoltà dovuta alle sanzioni internazionali. Secondo stime, il regime ha perso circa 130 milioni di dollari al giorno a causa della riduzione delle entrate derivanti dalle vendite di petrolio, per un totale di otto miliardi di dollari.
Nonostante le sfide attuali, alcuni analisti sottolineano che l'Iran ha dimostrato in passato una notevole resilienza di fronte a simili pressioni. Dopo la decisione di Donald Trump di revocare gli accordi sul nucleare e imporre nuove sanzioni, le esportazioni iraniane crollarono da oltre due milioni di barili al giorno a meno di 300 mila, sostenute per oltre due anni e mezzo sotto l'amministrazione Biden. Tuttavia, il contesto odierno è significativamente diverso, caratterizzato da un paese impoverito e in stato di guerra.
La capacità del regime iraniano di resistere a lungo termine al blocco delle esportazioni rimane incerta. La situazione economica interna, aggravata dagli attacchi militari, potrebbe portare a una destabilizzazione politica e sociale, mettendo a rischio la stabilità del governo.