Al Fashir: Un Anno Dopo, la Città Fantasma del Darfur
A un anno dalla devastante caduta di Al Fashir, nel Darfur settentrionale, la città è diventata una ‘città fantasma’. Il 2025 ha segnato un punto di svolta, con il massacro perpetrato dalle Forze di Supporto Rapido (Rsf) che ha lasciato dietro di sé un paesaggio desolato e una popolazione drasticamente ridotta. Secondo dati raccolti da organizzazioni internazionali e rapporti investigativi, la situazione ad Al Fashir è drammaticamente peggiorata rispetto al 2024, con un calo demografico significativo e condizioni di vita sempre più precarie.
Le Atrocità e il Crollo Demografico
La missione conoscitiva delle Nazioni Unite del febbraio 2026 ha confermato le accuse di crimini di guerra commessi dalle Rsf, che hanno imposto uccisioni mirate, violenze sessuali su larga scala e sparizioni forzate, colpendo in particolare comunità non arabe come zaghawa, fur e masalit. Il numero di abitanti è crollato da circa 250.000 nel periodo immediatamente successivo alla caduta della città a soli 27.000 il giorno seguente, con un’ulteriore fuga di 100.000 persone e la cattura di 50.000 da parte delle Rsf.
Stime iniziali indicavano che circa 73.000 persone erano scomparse, con almeno 6.000 uccise nei primi tre giorni dell’irruzione. Wolfgang Bauer, reporter tedesco, ha descritto il massacro come ‘il più grave crimine di guerra dell’epoca contemporanea’. Oggi, secondo Amnesty International, ad Al Fashir restano meno di 70.000 abitanti, con la città in gran parte deserta e una presenza civile limitata a soli cinque chilometri quadrati.
Condizioni di Vita Disperate
- Fame e Malattie: La popolazione rimasta è afflitta da fame, malattie e persecuzioni.
- Accesso Limitato agli Aiuti Umanitari: Le organizzazioni umanitarie operano con risorse limitate.
- Detenzioni Arbitrarie e Torture: I civili sono soggetti a detenzioni arbitrarie e torture da parte delle forze di sicurezza.
Mohamed Zakaria, del New Humanitarian, descrive la città come ‘un piccolo Sudan in miniatura’, un tempo un centro vivace con persone provenienti da tutto il paese. Oggi, la vita è ‘molto difficile’ per le 70.000 persone rimaste, che affrontano sfide esistenziali quotidiane.
Mancanza di Responsabilità
Nonostante le prove schiaccianti, nessuno è stato ritenuto responsabile delle atrocità commesse ad Al Fashir. Il sostegno armi e l’intervento di mercenari colombiani fornito dagli Emirati Arabi Uniti alle Rsf hanno aggravato ulteriormente la situazione.