Addio a Enzo Bianchi, monaco che dialogava dentro e fuori la cristianità
Il mondo della cultura e della spiritualità è in lutto per la scomparsa di Enzo Bianchi, figura emblematica del dialogo interreligioso e della riflessione sulla crisi della civiltà occidentale. Il monaco, 83 anni, fondatore della Comunità monastica di Bose e successivamente della Fraternità della Madia, è deceduto stamani all’ospedale Molinette di Torino a causa di un grave scompenso renale.
La sua storia inizia nel 1965, quando si ritirò in solitudine nel monastero di Bose, nato da un'iniziativa studentesca. Lì, insieme ad altri seguaci, creò un centro di riflessione e dialogo aperto a tutte le religioni e culture, attirando l’attenzione di personalità religiose e intellettuali internazionali. Bianchi fu spesso chiamato a lavorare come ponte tra la Chiesa cattolica e altre tradizioni cristiane, oltre che con figure non credenti, per promuovere un approccio più aperto e dialogante alla fede.
Il suo percorso fu segnato da momenti di grande tensione, culminati nel 2020 con l’allontanamento da Bose su disposizione del Papa Francesco. La decisione, motivata da un clima fraterno disturbato all'interno della comunità, suscitò forti reazioni e profonde riflessioni sulla natura delle relazioni umane e religiose. Nonostante ciò, Bianchi continuò la sua attività a Magnano, nel Biellese, fondando la Fraternità della Madia, dove proseguì il suo impegno per un dialogo interculturale e spirituale.
Negli ultimi anni, Enzo Bianchi si dedicò alla scrittura e alla riflessione sulla crisi del mondo contemporaneo. Come dimostra la sua ultima rubrica su Repubblica (30 dicembre 2024), era profondamente preoccupato per il declino dei valori umani e religiosi, per la rinascita della guerra e per il rischio di una “cristianità ridotta a patrimonio culturale”. Il suo pensiero, sempre improntato alla ricerca dell’umanità reale e al dialogo con i non cristiani, rimane un punto di riferimento per chi aspira a un mondo più giusto e pacifico.