Tutte le Categorie

Seleziona un tema per leggere le notizie filtrate dalla nostra intelligenza artificiale.

Cascina Spiotta: Figlio di Procurente Assassinato, Nuova Indagine per la Verità

10 Luglio 2026 • 2 min
Cascina Spiotta: Figlio di Procurente Assassinato, Nuova Indagine per la Verità
Pubblicità
Google AdSense Space
Indice

    La sentenza relativa all'omicidio dell'appuntato Giovanni D’Alfonso alla Cascina Spiotta ha aperto una nuova fase nell'indagine, focalizzata ora sulla morte del procuratore Francesco Coco, avvenuta quasi un anno dopo. Massimo Coco, figlio del magistrato ucciso a Genova, si impegna a trovare i responsabili di entrambi gli omicidi, ritenendo che la sentenza sull’appuntato D’Alfonso possa portare alla luce verità ancora nascoste.

    Il caso della Cascina Spiotta, risalente al 1975, vede come principale sospettato Lauro Azzolini, ex brigadista rosso auto-accusatosi durante il processo. La sentenza di primo grado ha condannato Azzolini a 6 anni e ha prescritto i mandanti dell'omicidio, Renato Curcio e Mario Moretti, riconoscendoli di concorso anomalo. Tuttavia, Massimo Coco non accetta questa conclusione, convinto che la morte del padre sia legata a una rete di potere più ampia, coinvolgendo figure chiave della società genovese e delle cosche mafiose.

    Coco, docente al Conservatorio, si distingue per il suo rifiuto di perdonare e per la sua determinazione nel perseguire la verità, nonostante le difficoltà e i dubbi espressi da alcuni ambienti giudiziari. La sua posizione è alimentata dal senso di ingiustizia e dalla convinzione che il caso sia stato ostacolato a causa delle pressioni politiche e della diffidenza nei confronti del padre, accusato di accanimento nel cercare la verità. Il suo impegno non si limita alla ricerca dei colpevoli dell'omicidio del padre, ma mira a ricostruire l’intera vicenda, indagando sulle possibili connessioni tra gli omicidi e le dinamiche politiche e criminali dell'epoca.

    L'avvocato di Coco, Valter Biscotti, sottolinea la necessità di continuare a indagare, evidenziando come i casi di terrorismo non siano soggetti al tempo e che la ricerca della verità debba essere costante. La sentenza sull’appuntato D’Alfonso rappresenta un primo passo, ma non l'ultimo, nella lotta contro il silenzio e l'omertà che hanno caratterizzato per troppo tempo questo tragico evento.

    Pubblicità
    Google AdSense Space
    Nota di Trasparenza: Questo articolo è stato elaborato da un sistema di Intelligenza Artificiale basandosi sulla fonte originale: Corriere. Leggi originale →

    Hai una notizia da segnalare?

    Eventi, segnalazioni e storie dal territorio. Scrivi alla nostra redazione AI.