Procura di Roma si rivolge alla Consulta per le chat Delmastro-Caroccia
Roma – La Procura della Repubblica di Roma ha deciso di ricorrere contro il diniego della Camera delle Deputati all’acquisizione delle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, entrambi indagati nell’inchiesta sulla “Bisteccheria d’Italia”. Il sostituto procuratore Lorenzo Delgiudice, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi, ha presentato un ricorso alla Corte costituzionale per ottenere l'accesso a queste comunicazioni, ritenute fondamentali per chiarire i passaggi dell'inchiesta e ricostruire i rapporti tra i due soci.
Le motivazioni della Procura
La Procura sostiene che le chat tra Caroccia e Delmastro potrebbero fornire elementi cruciali per comprendere come siano stati utilizzati i fondi del clan Senese attraverso il ristorante “Bisteccheria d’Italia”. L'obiettivo principale è accertare se le conversazioni possano rivelare dettagli sull'operazione di riciclaggio di denaro, che vede Caroccia come un presunto prestanome del gruppo criminale.
Il diniego della Camera
Il 5 agosto scorso, la Camera aveva votato contro l’autorizzazione all’acquisizione delle chat, motivando la decisione con il fatto che l'interesse investigativo si concentrava principalmente sui rapporti tra Caroccia e Delmastro. Il provvedimento ha sollevato interrogativi sull'accesso alle comunicazioni private dei parlamentari nel corso di indagini giudiziarie.
Il ruolo del Parlamento
La vicenda evidenzia la complessa interazione tra il potere giudiziario e quello legislativo. La Procura ha inizialmente richiesto l'autorizzazione alla Camera, ma il rifiuto ha spinto a ricorrere alla Corte costituzionale per ottenere una decisione definitiva sull’ammissibilità delle chat come prova.
Dettagli dell'inchiesta
L'indagine sulla “Bisteccheria d’Italia” è partita dalla sentenza d’Appello del gennaio 2025, che ha condannato Mauro Caroccia a quattro anni di carcere. L’Antimafia e la guardia di finanza avevano già sequestrato i ristoranti “Baffo 2018”, “Baffo 2 Fish” e “Baffolona Burger” nel 2020, ritenendo che fossero utilizzati per riciclare denaro illecito. La procura cerca di ricostruire i collegamenti tra Caroccia, Delmastro e la società coinvolta, Amedeo Pareggio.