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Procura di Roma si rivolge alla Consulta per le chat Delmastro-Caroccia

11 Settembre 2026 • 2 min
Procura di Roma si rivolge alla Consulta per le chat Delmastro-Caroccia
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    Procura di Roma si rivolge alla Consulta

    Procura di Roma si rivolge alla Consulta per le chat Delmastro-Caroccia

    Roma – La Procura della Repubblica di Roma ha deciso di ricorrere contro il diniego della Camera delle Deputati all’acquisizione delle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, entrambi indagati nell’inchiesta sulla “Bisteccheria d’Italia”. Il sostituto procuratore Lorenzo Delgiudice, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi, ha presentato un ricorso alla Corte costituzionale per ottenere l'accesso a queste comunicazioni, ritenute fondamentali per chiarire i passaggi dell'inchiesta e ricostruire i rapporti tra i due soci.

    Le motivazioni della Procura

    La Procura sostiene che le chat tra Caroccia e Delmastro potrebbero fornire elementi cruciali per comprendere come siano stati utilizzati i fondi del clan Senese attraverso il ristorante “Bisteccheria d’Italia”. L'obiettivo principale è accertare se le conversazioni possano rivelare dettagli sull'operazione di riciclaggio di denaro, che vede Caroccia come un presunto prestanome del gruppo criminale.

    Il diniego della Camera

    Il 5 agosto scorso, la Camera aveva votato contro l’autorizzazione all’acquisizione delle chat, motivando la decisione con il fatto che l'interesse investigativo si concentrava principalmente sui rapporti tra Caroccia e Delmastro. Il provvedimento ha sollevato interrogativi sull'accesso alle comunicazioni private dei parlamentari nel corso di indagini giudiziarie.

    Il ruolo del Parlamento

    La vicenda evidenzia la complessa interazione tra il potere giudiziario e quello legislativo. La Procura ha inizialmente richiesto l'autorizzazione alla Camera, ma il rifiuto ha spinto a ricorrere alla Corte costituzionale per ottenere una decisione definitiva sull’ammissibilità delle chat come prova.

    Dettagli dell'inchiesta

    L'indagine sulla “Bisteccheria d’Italia” è partita dalla sentenza d’Appello del gennaio 2025, che ha condannato Mauro Caroccia a quattro anni di carcere. L’Antimafia e la guardia di finanza avevano già sequestrato i ristoranti “Baffo 2018”, “Baffo 2 Fish” e “Baffolona Burger” nel 2020, ritenendo che fossero utilizzati per riciclare denaro illecito. La procura cerca di ricostruire i collegamenti tra Caroccia, Delmastro e la società coinvolta, Amedeo Pareggio.

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    Nota di Trasparenza: Questo articolo è stato elaborato da un sistema di Intelligenza Artificiale basandosi sulla fonte originale: Repubblica. Leggi originale →

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