La crescente piaga degli insulti online sta mettendo a dura prova gli atleti italiani, come dimostra l'ultimo episodio riguardante Flavio Cobolli, allenatore dell’azzurro. Dopo la sconfitta contro Mannarino in Cina, Cobolli ha deciso di pubblicare uno screenshot di un messaggio diffamatorio ricevuto tramite Instagram da un utente, identificata solo come Fabiola. Il testo, raccapricciante, esprimeva il desiderio che il figlio dell'atleta subisse un cancro e una morte “brutta” se questo avesse continuato a competere.
L’intervento di Cobolli
Cobolli, in un post sui social media, ha dichiarato di solito cancellare i commenti negativi, ma in questa occasione ha scelto di reagire con forza. “Mi sento ancora di contrastare questa piaga”, ha affermato, suggerendo che l'eliminazione dei social media potrebbe essere una soluzione radicale. Il gesto è stato interpretato come un atto di coraggio e di denuncia contro la violenza online.
L’allenatore sottolinea che “Noi siamo forti, altri no”, evidenziando la differenza tra atleti che superano ostacoli reali e individui che ricorrono a minacce per esprimere frustrazione o rabbia. Il messaggio si rivolge anche ai genitori di Fabiola e a chiunque utilizzi i social media in modo malintenzionato, sottolineando l'importanza del rispetto e della sportività.
Questo episodio rientra in una tendenza più ampia: numerosi atleti italiani hanno ricevuto minacce di morte o intimidazioni simili dopo sconfitte, spesso da scommettitori che perdono ingenti somme. Casi come quello di Berrettini al Roland Garros e Pellegrino hanno evidenziato la gravità del problema, mentre l’episodio con Lucrezia Stefanini a Indian Wells ha portato alla luce il rischio concreto di violenza fisica.