Matteo Gabbia, acquistato dal Milan sei mesi prima del suo compagno di reparto Mike Maignan, si trova ad affrontare una situazione insolita: da protagonista a comparso. Il suo minutaggio, drasticamente ridotto negli ultimi mesi, solleva interrogativi sulla sua posizione all'interno della squadra rossonera e sul piano di gioco dell’allenatore.
I numeri parlano chiaro: solo 17 minuti complessivi in campo, distribuiti su due occasioni come sostituto (14′ contro il Torino e 3′ contro il Venezia). A questo si aggiungono tre panchine consecutive tra campionato ed Europa League, a causa del problema alla caviglia che ha costretto Federico Chiesa al riposo. La situazione è particolarmente delicata per i centrali difensivi, dove la continuità di gioco e l'affiatamento del gruppo sono elementi cruciali, soprattutto in un momento di transizione tattica come quello attuale.
La ragione principale di questa deriva è semplice: la rotazione dei moduli. Mentre altri ruoli subiscono variazioni più frequenti, i difensori centrali necessitano di una maggiore stabilità e familiarità con il sistema di gioco. Gabbia, che aveva giocato regolarmente durante la sua esperienza al Villarreal, si è trovato quindi a rimanere indietro rispetto agli altri compagni, un effetto amplificato dal cambio di allenatore.
La scorsa stagione, Gabbia era stato il settimo giocatore per minuti presi in campo (31), con 29 partite disputate da titolare. Questo dimostra la sua importanza nel progetto rossonero, ma l'attuale situazione evidenzia come anche i giocatori più affidabili possano essere influenzati da dinamiche di squadra e scelte tattiche che non sempre li tengono al centro dell’attenzione.