Francesca Verdini, produttrice cinematografica e compagna del vicepresidente del Consiglio dei ministri Matteo Salvini, ha rilasciato un post su Instagram in cui ribadisce la sua posizione contraria al fascismo. La lunga riflessione, pubblicata sulla sua pagina personale, nasce da una serie di critiche ricevute per le sue idee e il suo voto.
Verdini spiega come spesso venga associato a lei l'epiteto di ‘fascista’, anche in forma ironica o denigratoria. Evidenzia il contrasto tra la sua famiglia, dove il fascismo è stato combattuto con forza, e le accuse che riceve. Il post si caratterizza per un’analisi critica dell’uso strumentale del termine ‘antifascista’ in contesti politici, sottolineando come a volte venga impiegato in modo ipocrita e divisivo.
La produttrice cinematografica non manca di citare esempi concreti che, secondo lei, illustrano questa situazione: da dichiarazioni incendiarie di personaggi pubblici come Saverio Tommasi o minacce dirette a ministri da parte di Iacchetti, fino a commenti sull'istruzione dei votanti a destra o a insulti razzisti. Verdini pone la domanda se questi comportamenti, se applicati in modo inverso, sarebbero considerati accettabili.
Conclude il suo intervento con un appello all’unità e alla responsabilità: «Non possono esistere insulti progressisti, minacce democratiche o violenze rese accettabili dall'antifascismo. Una cosa sbagliata non diventa giusta perché arriva dalla parte che abbiamo deciso essere ‘quella giusta’». Verdini ribadisce la volontà di continuare a esprimere le proprie opinioni senza timore e cita il comportamento della sua nonna, che si oppose al fascismo con coraggio.