‘Il Grande Giaffa’: un’analisi del debutto di Marco Santi
La Settimana della Critica a Venezia apre con ‘Il Grande Giaffa’, il primo lungometraggio diretto da Marco Santi, e vede al centro della narrazione la performance di Edoardo Pesce. Il film, una commedia nera che si avvicina al genere del noir dell’anima, racconta la storia di Giacomo Gianfalta, detto Giaffa, un uomo incapace di trovare il suo posto nel mondo, desideroso solo di amore e riconoscimento da parte della compagna e del figlio di lei.
Pesce interpreta questo personaggio ‘inetto’, ‘alienato’ in una società ossessionata dal successo, che trova un'inaspettata scintilla con l'arrivo di Giason, un artista carismatico che incanta il pubblico senza, però, comprenderne veramente le motivazioni. Questo incontro dà inizio a una notte intensa e confusa, dove i confini tra realtà e illusione si sfumano progressivamente.
Il regista Marco Santi ha voluto creare un'ambientazione atemporale, quasi sospesa nel tempo, per focalizzarsi sulla storia stessa e sull’evoluzione del personaggio di Giaffa. La scelta di ambientare il film in una provincia indefinita del nord Italia permette di trattare temi universali come l'alienazione, la ricerca dell'identità e la difficoltà di trovare un senso nella vita.
Come sottolinea Pesce, ‘Il grande Giaffa’ riflette una realtà contemporanea: “L’elemento fondamentale del film per me è il pubblico, le persone che assistano alla performance del grande Giason e ne rimangono incantate ma senza capire veramente cosa fa. È il quadro perfetto della società di oggi”. Il film si distingue per la camaleontica interpretazione di Pesce, paragonata a quella di David di Donatello per ‘Dogman’ e al volto televisivo di Alberto Sordi, che offre un ritratto autentico di un uomo alla ricerca di un significato.