La rivolta dei sindaci dell'Alta Padovana ha scosso i piani di fusione promossi dal consigliere regionale Eric Pasqualon. Cinque comuni – Carmignano di Brenta, Fontaniva, Gazzo, Grantorto e San Pietro in Gu – hanno espresso un fermo rifiuto alla proposta, accusando il consigliere regionale di imporre progetti senza un’adeguata consultazione e valutazione dei bisogni specifici delle comunità locali.
La reazione dei primi cittadini è stata immediata e decisa. In una dichiarazione congiunta, i sindaci hanno sottolineato l'importanza della collaborazione tra le amministrazioni, ma hanno ribadito la necessità di evitare fusioni “improvvisate” che potrebbero compromettere l’identità e il futuro dei singoli comuni. La loro posizione si fonda su un timore diffuso riguardo alla mancanza di trasparenza nel processo decisionale e alla potenziale perdita di autonomia amministrativa.
La proposta di fusione, avanzata da Pasqualon con l'obiettivo di ottimizzare i servizi pubblici e favorire la partecipazione al PNRR, è stata accolta con scetticismo dai rappresentanti locali. I sindaci hanno evidenziato le specificità territoriali, economiche e sociali dei cinque comuni, ritenendo che un approccio standardizzato rischia di non tenere conto delle peculiarità che li contraddistinguono. La questione della gestione del territorio, in particolare, è stata al centro delle critiche, con i sindaci che esprimono preoccupazione per possibili impatti negativi sull'ambiente e sul paesaggio.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di discussioni sulla riforma degli enti locali in Veneto. La posizione dei sindaci dell’Alta Padovana si aggiunge a una serie di resistenze da parte delle amministrazioni comunali che temono di perdere potere decisionale e di essere subordinate a livelli superiori di governo. Il dibattito è destinato a continuare, con la speranza che le parti coinvolte riescano a trovare un terreno comune per garantire lo sviluppo sostenibile del territorio.