Udine si conferma il capoluogo della crisi per i bar del Friuli Venezia Giulia. Secondo l'analisi di Confesercenti, dal 2019 sono stati chiusi quasi 600 locali in provincia, generando un indotto perduto di circa 175 milioni di euro. La situazione, già grave a seguito della pandemia, è stata ulteriormente aggravata da una combinazione di fattori che hanno messo a dura prova la sostenibilità economica del settore.
Cause e Fattori Determinanti
Le cause di questo crollo sono molteplici. Oltre all'impatto della pandemia, che ha drasticamente ridotto il flusso turistico e le abitudini dei consumatori, si registrano un aumento significativo dei costi energetici e delle materie prime. Il cambiamento degli stili di vita post-pandemia, con una maggiore propensione al lavoro da remoto e alla riduzione delle uscite, contribuisce ulteriormente a diminuire la domanda di servizi offerti dai bar.
La concorrenza nel settore è sempre stata elevata, ma ora si aggiunge la pressione dell'inflazione e del caro-vita. Molti bar, soprattutto quelli più piccoli e con margini di profitto ridotti, hanno faticato a far fronte all'aumento dei costi operativi e alla diminuzione delle entrate. La situazione è particolarmente critica nelle zone rurali della provincia, dove la domanda è già limitata.
Confesercenti sottolinea l'urgenza di interventi concreti da parte delle istituzioni per sostenere il settore. Si auspicano agevolazioni fiscali, misure a sostegno dell’energia e finanziamenti agevolati per favorire la riqualificazione dei locali e l’adattamento alle nuove esigenze del mercato.