Italia Digitale: Il PNRR Raccoglie Terreni, ma la Trasformazione è Ancora in Standby
L'Italia sta lavorando per colmare il divario digitale con l'Europa, grazie agli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Tuttavia, come evidenzia un’analisi approfondita basata sui dati Ue e sulle osservazioni del Politecnico di Milano, la transizione non è lineare e presenta ancora sfide significative. Il talk A&F Live, organizzato da Repubblica, si concentra sull'obiettivo cruciale di trasformare le infrastrutture digitali in valore reale.
Secondo i dati Ue al 2030, l’Italia ha recuperato quattro posizioni rispetto all’anno precedente, raggiungendo la 20esima posizione su 27. I progressi sono evidenti in ambiti chiave come le infrastrutture digitali (tredicesimi) e la trasformazione digitale delle imprese (dodicesimi). L'estensione della copertura 5G, gli investimenti in cloud, analisi dei dati e Intelligenza Artificiale (IA) stanno spingendo l’Italia verso una maggiore competitività. Circa il 78% delle imprese italiane ha adottato queste tecnologie, superando la media europea del 63%.
Nonostante questi progressi, permangono criticità. Il ventitreesimo posto per competenze digitali e il ventiquattresimo per la digitalizzazione dei servizi pubblici indicano che il processo è ancora in corso. Gli esperti sottolineano la necessità di tempo per tradurre gli investimenti del PNRR in miglioramenti tangibili nei servizi offerti ai cittadini. L'89% degli italiani utilizza regolarmente Internet, ma solo il 54% possiede competenze digitali di base, inferiore alla media europea del 60%. La rivoluzione dell’IA è vista come un fattore abilitante per sfruttare appieno le infrastrutture sviluppate.
Il divario digitale rimane un problema significativo. Circa la metà delle PMI italiane investe nel digitale, mentre l'altra metà è cauta. Solo il 15% ha sostenuto spese in IA nei triennio al 2025, spesso senza strategie formalizzate. La consapevolezza e l’adattamento da parte degli imprenditori sono cruciali. Inoltre, la costruzione dei data center sta attirando 7,1 miliardi di investimenti previsti fino al 2028, ma i progressi sono rallentati a causa di limiti legati alle risorse naturali (acqua per il raffreddamento e energia) e a problematiche normative ancora in fase di definizione. La mancanza di una regia nazionale univoca sui data center rappresenta un ostacolo.