Il Marocco è immerso in un paradosso: mentre il re Mohammed VI compie 27 anni al potere, celebrati con feste sontuose e visite di personalità internazionali come Gianni Infantino, presidente della FIFA, la realtà del paese è segnata da una crisi migratoria senza precedenti e da problemi di povertà diffusa. La scena a M’diq, in concomitanza con l'assalto dei migranti a Ceuta e le conseguenti vittime, è quella di un'élite che si concentra sugli investimenti per i Mondiali del 2030 e sulla costruzione di un'immagine di paese modello, ignorando la tragedia in corso.
Il Discorso del Paese Modello
Christophe Ayad, inviato de L’Express e autore di un recente libro d’inchiesta sul re, descrive questa situazione come «prevedibile», data la tendenza di Mohammed VI a evitare gli argomenti più spinosi e a scomparire per lunghi periodi. La celebrazione dei 27 anni è stata caratterizzata da una totale disconnessione dalla realtà del paese, con un’attenzione concentrata sul futuro degli stadi e delle infrastrutture necessarie per l'evento FIFA, senza affrontare le criticità legate alla gestione dell'immigrazione e alle condizioni di vita di ampie fasce della popolazione.
La situazione a Ceuta ha rappresentato un ulteriore elemento di crisi, evidenziando la fragilità del controllo delle frontiere marocchine e il crescente flusso di migranti provenienti dall’Africa subsahariana. L'assalto ai carabinieri e le decine di morti sottolineano la gravità della situazione e mettono in luce le tensioni sociali ed economiche che affliggono il paese, nonostante gli sforzi del governo per promuovere un'immagine di stabilità e prosperità.
Il contrasto tra l’euforia delle celebrazioni ufficiali e la drammaticità degli eventi a Ceuta solleva interrogativi sulla reale natura del regime marocchino e sulla sua capacità di affrontare le sfide contemporanee. La priorità data agli investimenti per i Mondiali del 2030, un progetto ambizioso che coinvolge anche Spagna e Portogallo, sembra destinata a oscurare le problematiche più urgenti, come la gestione dei flussi migratori e il miglioramento delle condizioni di vita per milioni di marocchini.