Gli Stati Uniti e la Russia si trovano a convergere in una strategia volta a delegittimare e, potenzialmente, a neutralizzare l’azione della Corte Penale Internazionale (CPI). Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha annunciato che Washington considera la CPI «una minaccia alla sicurezza nazionale» e un «strumento di lawfare» contro gli Stati Uniti e Israele. Questa posizione si è concretizzata con richieste esplicite da parte del Presidente Donald Trump, che durante l'Assemblea delle Nazioni Unite ha definito la Corte «una banda di teppisti», sollecitando il ritiro immediato dei suoi membri.
La Strategia dello ‘Stranziamento’
La strategia americana, supportata da quella russa, si basa su un approccio di «strangolamento» volto a limitare l'efficacia della CPI. Secondo il Wall Street Journal e la Reuters, gli Stati Uniti starebbero valutando l'imposizione di sanzioni alla Corte stessa. L’obiettivo è quello di impedire alla CPI di indagare su crimini di guerra commessi in contesti internazionali, in particolare quelli che coinvolgono figure legate a Stati Uniti o Russia.
Il segretario Rubio ha specificato che la CPI rappresenta un ostacolo alle relazioni tra USA e Israele. Putin avrebbe espresso il suo desiderio di revocare il mandato di cattura emesso dalla Corte per l’ex presidente ucraino Viktor Yanukovych, evidenziando la possibilità per la Corte di sospendere indagini tramite il Consiglio di Sicurezza dell'ONU (fino a 12 mesi rinnovabili). Questa mossa, se realizzata, rappresenterebbe un colpo significativo all'autorità giudiziaria internazionale.
La convergenza di interessi tra Washington e Mosca in questa questione solleva preoccupazioni sulla minaccia posta alla giustizia internazionale. L’azione coordinata mira a delegittimare il ruolo della CPI come strumento per perseguire i responsabili di crimini internazionali, aprendo la strada a possibili impatti negativi sull'effettiva applicazione del diritto penale internazionale.