A Gorizia si è scatenata una polemica a seguito dell'utilizzo dell'obelisco della Casa Rossa come riparo per migranti, gestito da Go!Pharus. L’artista locale, pur riconoscendo il problema dei senzatetto e la loro utilità nel contesto urbano, ha espresso apprezzamento per l’intervento di Go!Pharus, definendolo ‘meglio che ci siano’. Questa posizione si contrappone a quella del sindaco, Franco Dugo, che, pur ammettendo la presenza di ‘gelosie tra gli artisti’, ha criticato l'utilizzo dell'obelisco, evidenziando la natura controversa della situazione.
La vicenda a Gorizia riflette una tensione più ampia nel dibattito sull’accoglienza dei migranti e sulla gestione del disagio sociale. L'utilizzo di spazi pubblici come rifugi, spesso percepiti come soluzioni temporanee o improvvisate, solleva interrogativi sul ruolo della politica locale e sulla capacità delle associazioni di rispondere alle esigenze immediate. La reazione dell'artista evidenzia un approccio pragmatico, focalizzato sull’utilità del presidio piuttosto che sulle implicazioni estetiche o simboliche.
Franco Dugo, attraverso la sua dichiarazione, sembra voler minimizzare le critiche e sottolineare il carattere spesso conflittuale tra le diverse anime artistiche. L'accusa di ‘gelosia’ è un classico stratagemma per distogliere l'attenzione da questioni più complesse, come la mancanza di spazi adeguati per l'accoglienza dei migranti o la difficoltà di coordinamento tra enti e associazioni.
La vicenda a Gorizia, pur nella sua specificità locale, si inserisce in un contesto nazionale caratterizzato da una crescente polarizzazione del dibattito sull’immigrazione. L'utilizzo dell'obelisco come rifugio solleva interrogativi sulla gestione delle emergenze abitative e sulla necessità di politiche più strutturate e inclusive.