La Corte d’appello di Brescia ha accolto il ricorso del manager tedesco Christian Teismann, restituendogli il motoscafo Riva Acquarama che nel 2019 sul lago di Garda causò la morte di Greta Nedrotti e Umberto Garzarella. La decisione, arrivata dopo cinque anni di controversie legali, prevede la restituzione del mezzo, subordinatamente alla presentazione da parte della proprietà di documentazione attestante il rispetto delle normative sulla sicurezza e l'adeguamento dei fari.
Il tragico incidente avvenuto nel 2019 vide coinvolti Teismann e il suo amico Patrick Kassen, entrambi ritenuti responsabili per naufragio e omicidio colposo. La confisca del motoscafo era stata disposta in primo grado, sulla base della pericolosità intrinseca dell'imbarcazione, evidenziata da una perizia che sottolineava la scarsa visibilità delle luci di via a causa della mancata conformità alle normative vigenti. Tuttavia, la Corte d’appello ha ribaltato la decisione, ritenendo che l'adeguamento dei fari fosse fattibile e che avrebbe eliminato il requisito di pericolosità del motoscafo.
La sentenza ha suscitato reazioni contrastanti tra le famiglie delle vittime, i genitori di Greta Nedrotti e Umberto Garzarella. Mentre Enzo Garzarella, padre dell'imprenditore, si mostrava preparato a una simile decisione, Nadia e Raffaele, i genitori di Greta, hanno espresso profondo rammarico e delusione. Entrambi chiedono che Teismann venda l’imbarcazione all’asta e devolva il ricavato in beneficenza, ritenendo che la sua possessione del motoscafo rappresenti un'offesa alla memoria dei due ragazzi.
La decisione della Corte d’appello segna una svolta nel lungo iter giudiziario. La restituzione del motoscafo è subordinata alla verifica della conformità alle normative sulla sicurezza, un aspetto cruciale per evitare futuri incidenti simili. Il caso ha sollevato interrogativi sull'adeguatezza delle misure di sicurezza sulle imbarcazioni private e sulla responsabilità dei proprietari in caso di incidenti che causano la morte.