Solo una minoranza delle piccole e medie imprese (PMI) italiane sta investendo attivamente nella digitalizzazione, evidenziando un divario significativo rispetto al potenziale di crescita. Secondo recenti analisi, solo il 24% delle PMI effettua investimenti nel digitale in modo diffuso, mentre un ulteriore 27% lo fa selettivamente. Il restante 14% non investe affatto e il 22% considera il digitale un'area marginale.
Le Sfide della Digitalizzazione
I dati, provenienti da studi dell’Osservatorio Innovazione digitale nelle PMI del PoliMi e interviste a esperti come Ermanno Bonifaci di Avantune Corporation, mettono in luce le principali criticità. Il nodo centrale è rappresentato dalla mancanza di competenze: solo il 40% delle aziende redige piani formativi e solo il 7% ha avviato programmi strutturati sull’intelligenza artificiale (IA). Come sottolinea Bonifaci, «la rivoluzione non è solo tecnologica, ma culturale» e la tecnologia deve essere pensata per adattarsi alle esigenze delle imprese, piuttosto che viceversa.
Per affrontare questa sfida, si evidenzia la necessità di un ecosistema più efficace. Claudio Rorato, direttore dell’Osservatorio, propone azioni concrete come l'aumento dei contributi sui fondi interprofessionali per la formazione, la creazione di reti tra imprenditori e l'introduzione di incentivi più snelli come crediti d'imposta e voucher. È fondamentale che il cambiamento non sia solo responsabilità dell'imprenditore, ma un impegno condiviso.
La digitalizzazione delle PMI rappresenta quindi una leva strategica per la crescita economica del Paese, ma richiede un approccio integrato che coinvolga istituzioni, imprese e lavoratori. La capacità di sfruttare le nuove tecnologie, in particolare l'IA, potrebbe trasformare il panorama imprenditoriale italiano, rendendo le piccole e medie imprese più competitive e innovative.