Al Bivacco Vuerich, un atto di profano disprezzo. Un gruppo di turisti che aveva soggiornato nella zona ha lasciato dietro di sé una scia di distruzione, strappando coperture, rubando libri di firme e depredando oggetti personali. L'episodio è avvenuto al bivacco Vuerich, situato a 2.531 metri di altitudine, un luogo che per i cugini della vittima rappresenta molto più di una semplice meta di escursionismo.
La rabbia e il dolore si esprimono in una lettera aperta indirizzata ai responsabili, dove i cugini denunciano l'atto come un «calpestio del dolore» di una famiglia. La montagna, per loro, non è solo un ambiente naturale da fruire, ma anche la memoria di un legame profondo e il luogo dove il nipote Luca ha trascorso le sue giornate. L’accusa è chiara: «Non avete calpestato quattro pareti, ma il dolore di una madre e di un padre».
L'evento ha suscitato un'ondata di indignazione nella comunità locale, sottolineando la necessità di un maggiore rispetto per l'ambiente montano e per i luoghi che custodiscono storie e memorie. La vicenda si pone come un monito sull’importanza della responsabilità individuale nei confronti del patrimonio naturale e culturale, soprattutto in aree di particolare valore sentimentale.
Le autorità competenti stanno conducendo le indagini per accertare l'esatta dinamica degli eventi e identificare i responsabili. L'episodio ha sollevato interrogativi sulla sicurezza dei bivacchi alpini e sull’adeguamento delle misure di prevenzione alla criminalità turistica, soprattutto in alta quota.