Martedì 3 novembre si è scatenata una serie di eventi che hanno visto coinvolti voli Ryanair e Wizz Air, impianti frigoriferi e sistemi di telegestione. Inizialmente interpretati come attacchi hacker, l’indagine ha rivelato un quadro molto più complesso, composto da diverse minacce con origini e modalità d'azione differenti.
Il primo episodio ha riguardato la ricezione di una mail anonima che segnalava la presenza di ordigni a bordo di due voli Ryanair in avvicinamento a Fiumicino. Parallelamente, sono stati rilevati tentativi di accesso non autorizzato ai sistemi di controllo della temperatura di impianti frigoriferi in diverse località italiane, tra cui supermercati, centri cottura per scuole e ospedali, portando le temperature oltre i quaranta gradi Celsius. Questi intrusioni hanno sfruttato vulnerabilità nei sistemi di gestione remota, spesso lasciati aperti con credenziali predefinite.
La seconda minaccia ha assunto la forma di falsi allarmi bomba, orchestrati in diverse città europee, inclusa Sofia, Varsavia e Murcia. Questi attacchi, apparentemente indipendenti dai precedenti, hanno sfruttato il meccanismo del codice squawk 7500 per indurre il controllo del traffico aereo a sospettare di interferenze illecite, con conseguenti deviazioni dei voli e l’intervento di unità cinofile. Le indagini sono in corso per accertare eventuali collegamenti tra questi eventi.
La terza minaccia, forse la più preoccupante, riguarda l'utilizzo del codice squawk 7500 per creare situazioni di emergenza aerea. Il suo utilizzo ripetuto negli ultimi mesi suggerisce un tentativo deliberato di destabilizzare il traffico aereo e misurare le risposte dei servizi di controllo. L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, la Polizia postale e le autorità competenti sono impegnate nella ricerca delle responsabilità e nell'implementazione di misure di sicurezza più efficaci.