Pordenone ha celebrato ieri sera l’eredità del Great Complotto, la storica band punk nata nel cuore degli anni Ottanta nella stanza improvvisata di Ado Scaini e Willy Gibson in Corso Vittorio Emanuele II. L'evento, denominato «La Great eredità sul palco a Pordenone», è stato un tuffo nel passato, ma anche una riflessione sul presente e sulle potenzialità della città per il 2027, anno in cui Pordenone aspira a diventare Capitale Italiana della Cultura.
La serata, promossa da Nem, ha visto riuniti i membri originali della band, oltre a nuove generazioni di musicisti locali e ospiti come Eva Poles (Prozac+) e Remo Anzovino. L’atmosfera era quella descritta nel testo originale: «una stanza per incontrarsi, qualche amplificatore arrangiato alla meglio, dischi da ascoltare e una generazione con una gran fame di libertà». Il Great Complotto non era solo musica; era un immaginario fatto di fanzine, gadget creati con materiali di recupero e un’attitudine radicale, vicina allo spirito straight edge.
La serata si è articolata in due momenti: uno dedicato alla performance dei membri del Great Complotto e degli artisti ospiti, l'altro alla celebrazione della diversità culturale pordenonese. Oderso Rubini, produttore discografico e scrittore, ha sottolineato l’importanza dell’approccio non convenzionale della band, evidenziando come il loro lavoro rappresentasse un’alternativa concreta a «quello che c’era fuori». La serata è stata sostenuta da Banca di credito cooperativo pordenonese e monsile.
L'evento ha avuto un significato simbolico importante per Pordenone, in vista della sua candidatura alla Capitale Italiana della Cultura 2027. Il Great Complotto incarna lo spirito di sperimentazione e di ricerca di nuove forme espressive che saranno al centro del progetto culturale della città. La serata ha concluso con un omaggio a Davide Toffolo, figura chiave nell'universo creativo legato alla band.